Il mio regno

sabato 5 aprile 2014

MINI...

Il trillo del citofono segna il tuo arrivo : “ Terzo piano” pochi minuti e sento l’ascensore aprirsi,
“La prossima volta usa le scale o hai il culo così pesante da non farcela?”
Domando retorica mentre varchi la soglia, tenti di farfugliare delle scuse.  Impalatorimani nell’ingresso mentre mi siedo sul divano
“ Sei in ritardo, m’irritano molto le persone che non sono in grado di rispettare l’orario stabilito”
Accendo una sigaretta
“Muoviti idiota, spogliati completamente e metti tutto ben piegato a terra”
Traballi durante l’operazione, l’agitazione non aiuta mi avvicino e squadrandoti da capo a piedi
“Sei una robetta sgraziata, vesti ancora la maglia della salute e i mutandoni di Fantozzi ” ti trascino per un orecchio.
“Vieni con me a vedere lo schifo che mi presenti, guardati nello specchio, il tuo fisico è flaccido e bianchiccio non hai neanche un pelo a dare una parvenza di mascolità”
Vorresti scomparire dalla vergogna del tuo corpo esposto, il faretto puntato addosso ti scalda e cominci a sudare, lo sguardo vaga dalla punta dei piedi all’immagine nello specchio
“Rimarchiamo l’ovvio… sei pelato eppure ti lasci quattro peli in testa da galletto coglione, la natura non ti ha provvisto di molte cose, stai dritto vediamo se con una postura migliore riesci a ottenere
qualche centimetro di collo, niente non se ne ricava niente da te”
Lo sguardo scorre mentre con la lingua del frustino premo sull’addome, poi un colpo
“Pancia in dentro, vediamo se sotto quella massa lardosa hai attributi maschili, oltre al fatto che per trovarlo devi spostare la ciccia… e questo fa già schifo…questo sarebbe tutto quello che hai? A quale
stadio si è fermata la crescita? No perché spero tu ti sia fatto vedere…”
mentre mi siedo e ti ho davanti con il frustino ti faccio allargare le gambe soppeso con la punta squadrata la sacca dei testicoli
“con entrambe forse si raggiunge la misura di uno normale, a darti del gran coglione ti si fa un complimento… vista la realtà delle cose fossi in te, leverei tutto, magari come troietta rendi meglio.”
Il trattamento che ti riservo risveglia il soggetto umiliato e debole fa capolino una goccia dalla punta.
“latrina schifosa cosa fai? Mi sgoccioli per terra! sei così mini dotato anche di cervello da non saperti trattenere dal rilasciare quel viscidume? Lecca per terra quell’orrore e ora prendi la ciotola, svelto,
vediamo se il tuo coso in miniatura funziona come quelli veri, forza toccati…”
lo fai puntando il getto nella ciotola, sei distrutto ma sai che non è finita
“pulisci con la lingua tutto, non risucchiare schifoso deficiente che mi fai vomitare!”
Guardo disgustata l’operazione e prima di liquidarti ti lascio un ordine:
“hai gli strumenti per riprodurti… non farlo.”

venerdì 4 aprile 2014

ADORAMI



Lunghe gambe affusolate fasciate da un’impalpabile calza fieramente ancorata al gancetto del reggicalze, lo spacco della longuette lascia intravedere la terra incantata che è la pelle nuda della Padrona.
In ginocchio inizi dalle scarpe le sfili piano e riponi accanto, Lei è comoda sul divano accavalla le gambe e avvicina un piede al tuo viso, senti l’odore del sudore e del cuoio trattenuti dalla calza, puoi vedere un leggero alone scurire la trama e oscilli il capo a seguire il movimento.
Quello è il centro del tuo mondo lo brami, desideri e maggiore è il desiderio più lei prosegue in quella lenta tortura.
Non hai ancora il permesso di toccarli puoi solo aspettare immobile intanto che la Signora struscia la pianta sul viso, distende le dita e le muove così da ravvivare l’odore, ti solletica il naso e lo imprigiona tra l’alluce e il primo dito.  Sono momenti intensi nell’attesa di poter adorare quelle magnifiche estremità.
La concessione del contatto, la possibilità di sfiorare con le labbra e baciare, prima titubante poi sempre più deciso, dedicarsi a ogni singolo dito prima con il tocco asciutto e poi con lunghe leccate tra ogni fessura avvolgerle tra le labbra e succhiare delicato.
Le mani sorreggono dispensando la Padrona da ogni fatica, è un gioco di equilibri e sguardi offuscati dal desiderio, ma è Lei che comanda e viola la bocca affondando decisa il feticcio del tuo desiderio, spinge il delicato piedino  intanto che continui a succhiare avido.
Argini i conati ma non le lacrime che solitarie compaiono,  è con una carezza che l’altro piede si insinua sul tuo viso, ingannevole come solo Lei riesce a essere ed ecco che il tuo respiro viene interrotto.
L’estasi ti avvolge scuotendoti con un fremito, riprendi fiato e torni dal sogno.

giovedì 3 aprile 2014

PICCOLE DIPENDENZE...


Avvicino il pacchetto di sigarette e ne sfilo pigramente una, segui con lo sguardo il piccolo involucro di carta e tabacco che giocherella tra le dita, uno sguardo e veloce sei pronto per farmi accendere. 
Rimani in ginocchio con le mani a coppa pronte a farmi da posacenere, tremoli impercettibili tri percorrono quando mi avvicino e le lunghe unghie laccate battono sulla sigaretta e fanno cadere la cenere. 
Aspiro voluttuosa il fumo che espiro sul tuo viso, ti avvolgo nel mio fiato e socchiudo gli occhi. 
Prendo le tue mani e  lascio cadere una lingua di saliva mischiandola così alla cenere, ti vedo inorridito dallo spreco di quello sputo che avresti accolto felice in bocca.
Segui ogni mio movimento, ipnotizzato dal lento bruciare ti desti nel momento in cui il mozzicone oramai al termine deve essere spento.
Ancora una volta saliva e brace che perde la sua forza nella vischiosa sostanza, fino al momento in cui è possibile premerla con forza sul palmo della tua mano. 
Mi guardi speranzoso al termine dell’operazione, me lo hai detto quanto più fosse degradante tanto maggiore sarebbe stato il piacere.
Sei stato bravo e ti concedo il disgusto mentre avido lecchi il tanto agognato pasto.